-Uno sfogo-
Non dovrei parlare oggi, perchè la rabbia odierna rischia di non rendere giustizia a ragionamenti partiti in momenti più sereni. Lavoro da qualche tempo nella gastronomia di una pescheria piuttosto grande; e soffro l'urto di un lavoro, il mio, artigianale, con un modo industriale di vedere lo stesso. Premetto: sono per chi non lo sapesse laureato in fisica, e penso che una delle idee principali che mi sono fatto è che il metodo scientifico sia una pratica rigorosa, precisa e limitata nel produrre verità; spacciare per verità scientifiche estrapolazioni oracolari da due numeri messi in fila sia una vigliaccheria senza giustificazioni. Non sono un cultore estremo della inesplicabilità della mano artigiana, in particolare quella del cuoco, che pure persiste, a dispetto della volontà di negarla a tutti i costi, penso che la cucina di un cuoco, e per cuoco identifico soprattutto chi passa la maggior parte del proprio tempo davanti ai fornelli, sia giudicabile in un contesto organico di dialogo con chi mangia il cibo cucinato, non un semplice catologo di opinioni decontestualizzate che si trasformano in un chiacchericcio deresponsabilizzato. La degustazione è il regno del delirio del proprio mondo sensoriale, non il regno dell'arbitrario e quindi e dell'indistinguibile; più attenzione si presta a una degustazione più ragionamenti inaspettati si possono incontrare, ricordando che del cibo si può parlare in quanto fatto intrinsecamente culturale e linguistico. Quello che non sopporto veramente, sia di occultare meschini giochi di potere e gelosie personali, dietro alla facciata di due numeri in croce dai quali si è voluto costruire un sistema per umiliare le persone. Questa non è l'industria che voglio, questa è miseria, regno dell'opinabile e dell'arbitrario, non ha niente a che fare con Scienza, Ragione, nelle loro declinazioni elevate o quotidiane; è solo esercizio del potere.
Ero solo davanti a una birra, a Berlino, faceva freddo, circondato da una lingua barbara e da strade e palazzi a dismisura d'uomo. Ho cominciato a scrivere.
martedì 16 settembre 2014
giovedì 27 marzo 2014
educazione spirituale per giovani cuochi /8
-il piatto del giorno-
Sparire
nella moltitudine di bocche che mangiano contemporaneamente
Fame
che sbrana e applaude
grondante di sangue e sudore
la "rielaborazione" odierna
S'offre
nascosta,
al quiz a premi quotidiano
Sparire
nella moltitudine di bocche che mangiano contemporaneamente
Fame
che sbrana e applaude
grondante di sangue e sudore
la "rielaborazione" odierna
S'offre
nascosta,
al quiz a premi quotidiano
martedì 23 aprile 2013
Inquietudine
Inquietudine del giorno: e se veramente i non più troppo giovani trentenni, i tardo adolescenti ventenni, si liberassero dai gioghi (...reali?) delle generazioni che li precedevano, sfogassero su di loro le loro frustrazioni, come fossero pupi malvagi prestati a una catarsi, non sentireste ,di lontano, ma inesorabile l'orda barbarica in cui ci traformeremmo, assetati di un sangue che ci terrorizza, cosa saremmo capaci di fare? non cercheremmo forse in un bagno di sangue i padri che ci hanno disertato da bambini. Troppo? forse sì. buona primavera
http://www.youtube.com/watch?v=ZV4j1qSQ29Y
mercoledì 20 febbraio 2013
Preghiera
-Preghiera-
Mi ritrovo a scrivere dopo molti mesi, a riscoprirne la gioia, smarrita nelle morse della mia quotidianità; i primi tentativi di primavera penetrano nei pori della mia pelle e si espandono nelle ossa, nulla di più effimero a sostenere la mia scrittura, in questo momento sbilanciata sul mio bisogno, più che sulla vita e le esigenze del mio muto pubblico; per questo mi scuso, pur tuttavia questo scrivere non è più del tutto mio, già vibra anche di quel silenzio, enigmatico dietro un contatore di visite che aumenta.
Spesso, durante la pausa pomeridiana dal lavoro, rilascio la tensione quotidiana nei colli intorno monte Donato; c'è ancora neve, un pò sui rami; eppure in questi giorni sento timidamente, ma in modo chiarissimo e deciso, un risveglio, un senso di primavera in incubazione.
Da qui una speranza alimentata da una follia che posso sperare solo che non faccia troppi danni, che questa primavera in incubazione, si porti con sè quella rinascita cui abbiamo disperato senza che ragione ci induca a vederne appiglio; forse questo è un tentativo di preghiera, per poter intravedere nella inconsistenza di qualche bagliore lattiginoso una via di salvezza dalle miserie della nostra condizione, trapassata dalla violenza del mondo del lavoro alle croniche sofferenze familiari, o alla frustrazione di energie che non riescono a portare frutto; e la follia è qui, nel sentire dove non saprei esattamente ma gli alberi di Monte Donato, le facce che incontro al bar, e forse l'amarezza non del tutto rasseganata di molti miei amici portano i segni di qualcosa che la ragione ormai si è stancata di cercare. E così sia.
http://www.youtube.com/watch?v=R49PTNkQFns
Mi ritrovo a scrivere dopo molti mesi, a riscoprirne la gioia, smarrita nelle morse della mia quotidianità; i primi tentativi di primavera penetrano nei pori della mia pelle e si espandono nelle ossa, nulla di più effimero a sostenere la mia scrittura, in questo momento sbilanciata sul mio bisogno, più che sulla vita e le esigenze del mio muto pubblico; per questo mi scuso, pur tuttavia questo scrivere non è più del tutto mio, già vibra anche di quel silenzio, enigmatico dietro un contatore di visite che aumenta.
Spesso, durante la pausa pomeridiana dal lavoro, rilascio la tensione quotidiana nei colli intorno monte Donato; c'è ancora neve, un pò sui rami; eppure in questi giorni sento timidamente, ma in modo chiarissimo e deciso, un risveglio, un senso di primavera in incubazione.
Da qui una speranza alimentata da una follia che posso sperare solo che non faccia troppi danni, che questa primavera in incubazione, si porti con sè quella rinascita cui abbiamo disperato senza che ragione ci induca a vederne appiglio; forse questo è un tentativo di preghiera, per poter intravedere nella inconsistenza di qualche bagliore lattiginoso una via di salvezza dalle miserie della nostra condizione, trapassata dalla violenza del mondo del lavoro alle croniche sofferenze familiari, o alla frustrazione di energie che non riescono a portare frutto; e la follia è qui, nel sentire dove non saprei esattamente ma gli alberi di Monte Donato, le facce che incontro al bar, e forse l'amarezza non del tutto rasseganata di molti miei amici portano i segni di qualcosa che la ragione ormai si è stancata di cercare. E così sia.
http://www.youtube.com/watch?v=R49PTNkQFns
giovedì 8 novembre 2012
educazione spirituale per giovani cuochi /7
-Risate-
Metà Ottobre, i primi freddi mi portano sonnolenza mista a un languore di fondo, (ogni tanto confuso con la fame di pizza delle 3 di notte) che si spegne nel quotidiano rivoluzionare della mia giornata. Una mattina ho bisogno (direi il mio Io cuoco ha bisogno, ma non sottilizziamo) di far sobbollire il fondo bruno al tabacco (brodo di ossa tostate in forno); senza la dovuta attenzione, ricordo al mio secondo, destinatario dell'incombenza, di aggiungere chiodi di garofano alle verdure necessarie, non mi avvedo, imbrigliato in altre preparazione, del suo sguardo dubbioso da apprendista stregone di brodi, ma si sa di segni il mondo è pieno e ognuno coglie quel che può.
Di ritorno al pomeriggio, dopo la pausa vengo avvolto da una nuvola di odori che mi ricorda infantili inverni alpini, creandomi una sorta di frizione con il fresco di un autunno ancora tutto sommato caldo; qualche passo tra i tavoli del mio ristorante, mentre raggiungo la cucina, si aggiungono altri elementi alla mia invernale inquientudine, è un odore di vin brulè quello che strania il mio inconscio, però accompagnato da un sottofondo di carne rosolate. E lì, nella più classica delle parodie della mia svagata tendenza a perdermi nelle mie sensazioni: "Il fondo bruno!!" corro a controllare il brodo che sobbolliva placidamente nella sua trasfigurazione più icastica: "Vin brulè di porco" un epifania. Con un ghigno malefico chiedo a Robbi, il mio secondo: "Ma quanti chiodi di garofano hai messo?" e lui candido: "mah, direi una ventina" rimango senza parole, e lui per scagionarsi, quasi scientifico :"Eh...mah...li avevo ficcati nella cipolla non si sarebbero dovuti diffondere" e io disarmato: "interessante teoria..." poi mi guarda con una faccia che non riesco a sgridare.
Le risate conseguenti, durate una settimana intera, sono state il miglior antidoto alla pesantezza umida e stanca di quel mese.
Metà Ottobre, i primi freddi mi portano sonnolenza mista a un languore di fondo, (ogni tanto confuso con la fame di pizza delle 3 di notte) che si spegne nel quotidiano rivoluzionare della mia giornata. Una mattina ho bisogno (direi il mio Io cuoco ha bisogno, ma non sottilizziamo) di far sobbollire il fondo bruno al tabacco (brodo di ossa tostate in forno); senza la dovuta attenzione, ricordo al mio secondo, destinatario dell'incombenza, di aggiungere chiodi di garofano alle verdure necessarie, non mi avvedo, imbrigliato in altre preparazione, del suo sguardo dubbioso da apprendista stregone di brodi, ma si sa di segni il mondo è pieno e ognuno coglie quel che può.
Di ritorno al pomeriggio, dopo la pausa vengo avvolto da una nuvola di odori che mi ricorda infantili inverni alpini, creandomi una sorta di frizione con il fresco di un autunno ancora tutto sommato caldo; qualche passo tra i tavoli del mio ristorante, mentre raggiungo la cucina, si aggiungono altri elementi alla mia invernale inquientudine, è un odore di vin brulè quello che strania il mio inconscio, però accompagnato da un sottofondo di carne rosolate. E lì, nella più classica delle parodie della mia svagata tendenza a perdermi nelle mie sensazioni: "Il fondo bruno!!" corro a controllare il brodo che sobbolliva placidamente nella sua trasfigurazione più icastica: "Vin brulè di porco" un epifania. Con un ghigno malefico chiedo a Robbi, il mio secondo: "Ma quanti chiodi di garofano hai messo?" e lui candido: "mah, direi una ventina" rimango senza parole, e lui per scagionarsi, quasi scientifico :"Eh...mah...li avevo ficcati nella cipolla non si sarebbero dovuti diffondere" e io disarmato: "interessante teoria..." poi mi guarda con una faccia che non riesco a sgridare.
Le risate conseguenti, durate una settimana intera, sono state il miglior antidoto alla pesantezza umida e stanca di quel mese.
martedì 6 novembre 2012
educazione spirituale per giovani cuochi /6
-Se qualcuno me lo chiede-
Sono un cuoco, o come mi chiamano molti chef,
però prima ho fatto molte altre cose
sono un cuoco, o come mi chiamano molti chef,
anche se ogni tanto mi fermo e ho dei dubbi
ma molti mi chiamano chef,
a ripensarci bene non so quando sia iniziato
ma molti continuano a chiamarmi chef,
e se un giorno,
per caso, smettessero?
Sono un cuoco, o come mi chiamano molti chef,
però prima ho fatto molte altre cose
sono un cuoco, o come mi chiamano molti chef,
anche se ogni tanto mi fermo e ho dei dubbi
ma molti mi chiamano chef,
a ripensarci bene non so quando sia iniziato
ma molti continuano a chiamarmi chef,
e se un giorno,
per caso, smettessero?
martedì 5 giugno 2012
modena comincia a modena est/ la terra stremata
Emilia mia ferita
operai senza vita
Emilia sfollata
non ne eri preparata
Emilia i campanili
mattoni devastati
Emilia il terremoto
paura dell'Ignoto
Emilia la paranoia
lavoro senza gioia
Emilia ne crolla un pezzo
Mirandola Finale Cavezzo
Emilia solidale
domani non lo scordare
Emilia smemorata
la terra l'avevi già sfigurata
Emilia il decoro
torniamo già al lavoro
Emilia ti scongiuro
Non c'è solo l'idrocarburo
operai senza vita
Emilia sfollata
non ne eri preparata
Emilia i campanili
mattoni devastati
Emilia il terremoto
paura dell'Ignoto
Emilia la paranoia
lavoro senza gioia
Emilia ne crolla un pezzo
Mirandola Finale Cavezzo
Emilia solidale
domani non lo scordare
Emilia smemorata
la terra l'avevi già sfigurata
Emilia il decoro
torniamo già al lavoro
Emilia ti scongiuro
Non c'è solo l'idrocarburo
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