/una poesia al giorno
Affetto
Comincia un' avventura,
una lampadina dipinge
di una famiglia i chiaroscuri
Ero solo davanti a una birra, a Berlino, faceva freddo, circondato da una lingua barbara e da strade e palazzi a dismisura d'uomo. Ho cominciato a scrivere.
lunedì 1 agosto 2016
lunedì 9 novembre 2015
Guastalla
Grande fiume, la tua canzone manca,
Non puoi più bagnare il mio corpo
Lava il mio spirito, bollicina
di schiuma tra le mie vene
E le tue acque corrotte ed eterne
Non puoi più bagnare il mio corpo
Lava il mio spirito, bollicina
di schiuma tra le mie vene
E le tue acque corrotte ed eterne
martedì 2 dicembre 2014
martedì 16 settembre 2014
educazione spirituale per giovani cuochi / 9
-Uno sfogo-
Non dovrei parlare oggi, perchè la rabbia odierna rischia di non rendere giustizia a ragionamenti partiti in momenti più sereni. Lavoro da qualche tempo nella gastronomia di una pescheria piuttosto grande; e soffro l'urto di un lavoro, il mio, artigianale, con un modo industriale di vedere lo stesso. Premetto: sono per chi non lo sapesse laureato in fisica, e penso che una delle idee principali che mi sono fatto è che il metodo scientifico sia una pratica rigorosa, precisa e limitata nel produrre verità; spacciare per verità scientifiche estrapolazioni oracolari da due numeri messi in fila sia una vigliaccheria senza giustificazioni. Non sono un cultore estremo della inesplicabilità della mano artigiana, in particolare quella del cuoco, che pure persiste, a dispetto della volontà di negarla a tutti i costi, penso che la cucina di un cuoco, e per cuoco identifico soprattutto chi passa la maggior parte del proprio tempo davanti ai fornelli, sia giudicabile in un contesto organico di dialogo con chi mangia il cibo cucinato, non un semplice catologo di opinioni decontestualizzate che si trasformano in un chiacchericcio deresponsabilizzato. La degustazione è il regno del delirio del proprio mondo sensoriale, non il regno dell'arbitrario e quindi e dell'indistinguibile; più attenzione si presta a una degustazione più ragionamenti inaspettati si possono incontrare, ricordando che del cibo si può parlare in quanto fatto intrinsecamente culturale e linguistico. Quello che non sopporto veramente, sia di occultare meschini giochi di potere e gelosie personali, dietro alla facciata di due numeri in croce dai quali si è voluto costruire un sistema per umiliare le persone. Questa non è l'industria che voglio, questa è miseria, regno dell'opinabile e dell'arbitrario, non ha niente a che fare con Scienza, Ragione, nelle loro declinazioni elevate o quotidiane; è solo esercizio del potere.
Non dovrei parlare oggi, perchè la rabbia odierna rischia di non rendere giustizia a ragionamenti partiti in momenti più sereni. Lavoro da qualche tempo nella gastronomia di una pescheria piuttosto grande; e soffro l'urto di un lavoro, il mio, artigianale, con un modo industriale di vedere lo stesso. Premetto: sono per chi non lo sapesse laureato in fisica, e penso che una delle idee principali che mi sono fatto è che il metodo scientifico sia una pratica rigorosa, precisa e limitata nel produrre verità; spacciare per verità scientifiche estrapolazioni oracolari da due numeri messi in fila sia una vigliaccheria senza giustificazioni. Non sono un cultore estremo della inesplicabilità della mano artigiana, in particolare quella del cuoco, che pure persiste, a dispetto della volontà di negarla a tutti i costi, penso che la cucina di un cuoco, e per cuoco identifico soprattutto chi passa la maggior parte del proprio tempo davanti ai fornelli, sia giudicabile in un contesto organico di dialogo con chi mangia il cibo cucinato, non un semplice catologo di opinioni decontestualizzate che si trasformano in un chiacchericcio deresponsabilizzato. La degustazione è il regno del delirio del proprio mondo sensoriale, non il regno dell'arbitrario e quindi e dell'indistinguibile; più attenzione si presta a una degustazione più ragionamenti inaspettati si possono incontrare, ricordando che del cibo si può parlare in quanto fatto intrinsecamente culturale e linguistico. Quello che non sopporto veramente, sia di occultare meschini giochi di potere e gelosie personali, dietro alla facciata di due numeri in croce dai quali si è voluto costruire un sistema per umiliare le persone. Questa non è l'industria che voglio, questa è miseria, regno dell'opinabile e dell'arbitrario, non ha niente a che fare con Scienza, Ragione, nelle loro declinazioni elevate o quotidiane; è solo esercizio del potere.
giovedì 27 marzo 2014
educazione spirituale per giovani cuochi /8
-il piatto del giorno-
Sparire
nella moltitudine di bocche che mangiano contemporaneamente
Fame
che sbrana e applaude
grondante di sangue e sudore
la "rielaborazione" odierna
S'offre
nascosta,
al quiz a premi quotidiano
Sparire
nella moltitudine di bocche che mangiano contemporaneamente
Fame
che sbrana e applaude
grondante di sangue e sudore
la "rielaborazione" odierna
S'offre
nascosta,
al quiz a premi quotidiano
martedì 23 aprile 2013
Inquietudine
Inquietudine del giorno: e se veramente i non più troppo giovani trentenni, i tardo adolescenti ventenni, si liberassero dai gioghi (...reali?) delle generazioni che li precedevano, sfogassero su di loro le loro frustrazioni, come fossero pupi malvagi prestati a una catarsi, non sentireste ,di lontano, ma inesorabile l'orda barbarica in cui ci traformeremmo, assetati di un sangue che ci terrorizza, cosa saremmo capaci di fare? non cercheremmo forse in un bagno di sangue i padri che ci hanno disertato da bambini. Troppo? forse sì. buona primavera
http://www.youtube.com/watch?v=ZV4j1qSQ29Y
mercoledì 20 febbraio 2013
Preghiera
-Preghiera-
Mi ritrovo a scrivere dopo molti mesi, a riscoprirne la gioia, smarrita nelle morse della mia quotidianità; i primi tentativi di primavera penetrano nei pori della mia pelle e si espandono nelle ossa, nulla di più effimero a sostenere la mia scrittura, in questo momento sbilanciata sul mio bisogno, più che sulla vita e le esigenze del mio muto pubblico; per questo mi scuso, pur tuttavia questo scrivere non è più del tutto mio, già vibra anche di quel silenzio, enigmatico dietro un contatore di visite che aumenta.
Spesso, durante la pausa pomeridiana dal lavoro, rilascio la tensione quotidiana nei colli intorno monte Donato; c'è ancora neve, un pò sui rami; eppure in questi giorni sento timidamente, ma in modo chiarissimo e deciso, un risveglio, un senso di primavera in incubazione.
Da qui una speranza alimentata da una follia che posso sperare solo che non faccia troppi danni, che questa primavera in incubazione, si porti con sè quella rinascita cui abbiamo disperato senza che ragione ci induca a vederne appiglio; forse questo è un tentativo di preghiera, per poter intravedere nella inconsistenza di qualche bagliore lattiginoso una via di salvezza dalle miserie della nostra condizione, trapassata dalla violenza del mondo del lavoro alle croniche sofferenze familiari, o alla frustrazione di energie che non riescono a portare frutto; e la follia è qui, nel sentire dove non saprei esattamente ma gli alberi di Monte Donato, le facce che incontro al bar, e forse l'amarezza non del tutto rasseganata di molti miei amici portano i segni di qualcosa che la ragione ormai si è stancata di cercare. E così sia.
http://www.youtube.com/watch?v=R49PTNkQFns
Mi ritrovo a scrivere dopo molti mesi, a riscoprirne la gioia, smarrita nelle morse della mia quotidianità; i primi tentativi di primavera penetrano nei pori della mia pelle e si espandono nelle ossa, nulla di più effimero a sostenere la mia scrittura, in questo momento sbilanciata sul mio bisogno, più che sulla vita e le esigenze del mio muto pubblico; per questo mi scuso, pur tuttavia questo scrivere non è più del tutto mio, già vibra anche di quel silenzio, enigmatico dietro un contatore di visite che aumenta.
Spesso, durante la pausa pomeridiana dal lavoro, rilascio la tensione quotidiana nei colli intorno monte Donato; c'è ancora neve, un pò sui rami; eppure in questi giorni sento timidamente, ma in modo chiarissimo e deciso, un risveglio, un senso di primavera in incubazione.
Da qui una speranza alimentata da una follia che posso sperare solo che non faccia troppi danni, che questa primavera in incubazione, si porti con sè quella rinascita cui abbiamo disperato senza che ragione ci induca a vederne appiglio; forse questo è un tentativo di preghiera, per poter intravedere nella inconsistenza di qualche bagliore lattiginoso una via di salvezza dalle miserie della nostra condizione, trapassata dalla violenza del mondo del lavoro alle croniche sofferenze familiari, o alla frustrazione di energie che non riescono a portare frutto; e la follia è qui, nel sentire dove non saprei esattamente ma gli alberi di Monte Donato, le facce che incontro al bar, e forse l'amarezza non del tutto rasseganata di molti miei amici portano i segni di qualcosa che la ragione ormai si è stancata di cercare. E così sia.
http://www.youtube.com/watch?v=R49PTNkQFns
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